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Mario Mancia un pittore che lavora e vive a Roma.

"Ogni quadro dipinto in questi anni ha avuto un tempo di realizzazione lungo e tormentato. Ho vissuto la costruzione l’evoluzione e la fine di ogni quadro come il superamento di un conflitto interiore, un processo lunghissimo che altro non è che la rappresentazione dello specchio della mia anima impressa sulla tela attraverso dei frammenti di colore"

Corso di studi

" V Liceo Artistico Statale di Roma "

Università degli studi di Roma

"La Sapienza"

Facoltà di Architettura

 

ABOUT ME

“Essere una spugna del mondo circostante”, è un mantra che ripeto sempre a me stesso! Tradurre sulla tela l’esperienza di vita contemporanea è la cosa che mi ha sempre attratto maggiormente.

I miei quadri traggono ispirazione da spaccati di vita reale nei quali ci si possa immergere e riconoscere.

Molto spesso ho dipinto i miei stati d’animo con la consapevolezza che imprimendo sulla tela degli stralci di vita personale avrei sicuramente dato sostanza reale all’opera ed al contempo creato un canale percettivo diretto con chi fosse riuscito ad immedesimarsi osservando l’opera stessa.

La mia forza espressiva trae linfa vitale ed ispirazione da tutti quei sentimenti che ci accomunano e rendono così ricca l’esperienza di vivere e che si ripetono all’infinito nella vita di chiunque.

La gioia, la paura, la rabbia, la ricerca di un percorso quando non si sa cosa fare della propria vita, la sorpresa, il dolore di una perdita, l’ansia, la calma, il dolore empatico, l’indifferenza, l’amore condiviso, in pratica l’universo emotivo che riesco a leggere dentro tutte quelle fotografie di vita reale che accadono per ovunque intorno a me.

Attraverso la tecnica sia pittorica che scenografica propria del mondo dell’architettura, provo a tradurre questi stati d’animo in figure o immagini e simboli che possano suscitare nella mente di chi osserva una esperienza cognitiva condivisibile.

Condividere l’esperienza, riconoscersi nell’opera così come in una storia di un libro o di un testo di una canzone, sentire che chi guarda l’opera si stia immedesimando, è il fine che vorrei raggiungere attraverso i miei disegni.

Tecnicamente è maturata in me l’idea di contestualizzare come all’interno di una scenografia i temi trattati nei miei quadri. 

Le linee di costruzione della prospettiva usate come quinte teatrali per guidare l’occhio dell’osservatore nel cuore del dipinto,

la luce che prende forza man mano che si avvicina al fulcro del quadro sono una guida esplicita per gli occhi di chi osserva.

Attraverso la ricerca costante che lega le forme ed i colori ai diversi stati d’animo ho sviluppato questo linguaggio nel quale ho sempre tentato di far evolvere la tecnica e la forma pittorica per favorire il più possibile la narrazione.

Attraverso il simbolismo e la creazione di figure immaginarie e con l’ausilio della costruzione scenografica provo a creare un mondo immaginario di natura “espressionista” nel quale possa calarsi lo spettatore con la finalità di stabilire una forte empatia e di conseguenza creare una semplice e diretta capacità di lettura.

L’osservazione, la capacità di sintesi, ed il potere espressivo della narrazione che si esplicita attraverso il colore sono diventati i pilastri sui quali si basa il mio modo di dipingere.

Lo scopo utopistico della mia produzione è quello di superare attraverso un linguaggio di sintesi la barriera del concetto di “Arte ermetica” per riconnetterla alla gente , restituendo alle persone in qualche modo sia la capacità di lettura che di interazione con il mio mondo interiore.

In ogni mio quadro nascondo delle parole o delle frasi che se lette nella giusta maniera tendono ad essere esse stesse una via di lettura che consentono di capire il senso dell'opera.

L’interazione e la volontà di cercare di trovare un canale di comunicazione percettivo è ciò che spero renda vero e sincero il mio modo di dipingere.

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